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Opinionista Politico.



14
Ago
2009

Lettera aperta ai miei concittadini


Queste mie note non vogliono essere solo una critica in quanto esponente di uno schieramento politico, ma un grido di allarme di un comune cittadino che avverte il dovere civico di denunciare quanto accade a Terracina. Sono cose che sono sotto gli occhi di tutti, che da tempo provocano reazioni, ma solo a parole, puntualmente smentite dai risultati elettorali.

Allora la domanda è: a che gioco stanno giocando i terracinesi? Se dicono una cosa e ne fanno un’altra, che scopo hanno le continue manifestazioni di dissenso a cui da anni assistiamo? Vorrei essere capace di liquidare la faccenda con un “ecchisenefrega”, ma non ci riesco. Non riesco a starmene zitto e quieto mentre viene deturpata e lasciata andare in rovina una città, la mia città.

A Terracina sono nato, è il mio mondo, e vedere a quale stadio di degrado è giunta, non a causa del destino o della porca sorte, ma per colpa di una banda di sciagurati capeggiata da un sindaco incompetente, vanesio ed arrogante, mi riempie di rabbia e mi pervade di sacro furore. Non c’è più niente che funzioni come dovrebbe. Il sistema infrastrutturale è a pezzi, la custodia dei beni culturali, storici e paesaggistici è un disastro, il tessuto sociale è un colabrodo, l’economia è inquinata.

Interi quartieri sono stati subappaltati a culture che non ci appartengono, la spiaggia di ponente, vanto e fonte primaria di sostentamento per l’intera comunità è stata snaturalizzata, ridotta ad una pietraia impantanata in sabbia nerastra bagnata da un mare di colore indefinito e schiumoso. Responsabilità che pesano su una classe politica scarsa, al di sotto della media, è vero, ma soprattutto sulla totale mancanza di campanilismo e senso civico dei miei concittadini.

 All’ombra di Pisco Montano sono in pochi a sapere cos’è la lealtà, il senso di appartenenza, il coraggio di prendere posizioni e schierarsi. Da quando Littoria ci ha imposto questo dispotico sindaco, il risultato di ogni elezione è falsato, frutto non di scelte razionali, ma di blocchi di clientele. Non si spiegano altrimenti i consensi avuti nelle provinciali da candidati dell’amministrazione che valgono meno di quello che hanno prodotto in otto anni: nulla. Di cosa continuano quindi a lamentarsi i terracinesi?

 Non sono ammesse recriminazioni quando si continua a sostenere un ceto dirigente incapace a mettere in campo una visione a medio e lungo periodo, che non sa utilizzare ma solo dilapidare il denaro dei contribuenti, e che inanella nefandezze una dietro l’altra, come l’ultima: il passaggio della tarsu da tassa a tariffa. Tanti Comuni sono stati commissariati per molto meno di quanto è accaduto ed accade a Terracina, ma in questa terra di conquista nulla si muove, nessuno interviene, e l’apatia dei cittadini completa l’opera. Un uomo è morto, e non di raffreddore, un vice sindaco ha affermato pubblicamente che le elezioni del 2006 sono state falsate dal voto di scambio, nelle casse comunali non c’è un centesimo ma il sindaco vanta uno staff quirinalizio, il debito pubblico è stellare: cos’altro ancora deve accadere affinché questo sindaco, questi assessori e questi consiglieri asserviti e proni vengano fermati?

Il Consiglio comunale nella sua interezza dovrebbe essere interdetto dai pubblici uffici prima che sia troppo tardi. Terracina non va condannata né compatita, va salvata. Va combattuta una battaglia durissima casa per casa, per inculcare nei cittadini senso civico e rispetto delle regole, educare interi nuclei a non sfornare ad ogni tornata ignoranti destinati a governarci. È sicuramente una gigantesca opera di salvataggio ma necessaria per una comunità spezzata e senza capacità di reazione.

Se Terracina è quella che è e non quella che avrebbe potuto essere, la colpa non è di Nardi, che da comparsa politica qual’era si è ritrovato protagonista e punto di riferimento di un’amministrazione che peggiore non si potrebbe immaginare, ma di quei terracinesi che ancora lo sostengono, e non sono pochi. Costoro non possono essere accusati solo di menefreghismo per il bene comune, ma di concorso attivo nello sbriciolamento della città. Ognuno si assuma quindi le proprie responsabilità, perché nessuno può più invocare l’obiezione di coscienza, nessuno può più tirare il sasso e nascondere la mano.

Tutti devono avvertire un prepotente desiderio di riscatto, liberarsi dell’ancestrale fobia di asservimento al potere per redimere una città che potremmo esibire come una sofisticata carta d’identità, un marchio doc inconfondibile. Permettere a questa Giunta che non rappresenta che se stessa, di continuare ad arrecarci altri irreparabili danni, non è più possibile, è un peccato mortale, un sacrilegio, per espiare il quale saremo costretti ancora per lustri, a pagare un tributo altissimo, non solo in termini di assenza di una sana politica, ma soprattutto di qualità della nostra vita.
Germano Bersani


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