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Opinionista Politico.



20
Ago
2012

Terracina esca dal suo letargo



Terracina esca dal suo letargo
Dopo diciotto anni di follie disinvolte ed interessate, occorrevano persone
preparate ed autorevoli che instaurassero una stagione di serietà.

Fino a maggio 2011 è stato fin troppo facile esaurire la questione Terracina al caso Nardi, all'impronta monarchica della sua gestione. 
Ma se da ieri spostiamo lo sguardo ad oggi, cosa vediamo se non una deriva tremenda? Cosa vediamo ancora se non consiglieri ed assessori tutto clientela, fumo negli occhi ed interessi personali? 
I mali di Terracina non possono quindi essere ricondotti ad una sola persona, ma ad un complesso intreccio di poteri economici, politici ed amministrativi. 
In campagna elettorale, quelli che sono sindaco, assessori e consiglieri, hanno sbandierato una supposta moralità che purtroppo, a molti ha celato la pronunciata megalomania che li anima, nonché l'assenza di una concezione grave della storia di questa città, da loro ormai ridotta ad una sequenza fumettistica. C'è di che averne la nausea. 
 
Nausea per una città che lancia il sasso e nasconde la mano, che al di là di sterili polemiche è integrata e si riconosce perfettamente nel sistema, nel malaffare dei partiti e dei poteri. 
È dal '97 che racconto come Terracina degradi di pari passo con la classe dirigente, con un ricambio prevalentemente in basso, una selezione a rovescio che premia sempre il peggio. 
 
Di chi la colpa se non degli stessi terracinesi? Mi riferisco naturalmente a quel cospicuo numero di elettori fortemente colluso con il Palazzo. Chi se non loro garantiscono la sopravvivenza del più losco o del più inetto?  
Quando un paese degrada, è dal la classe dirigente che si dovrebbe cominciare a cambiare per rimediare, ma se ciò non avviene vuol dire che qualche concetto è sfuggito e che questa città ha paura del cambiamento.
Abbiamo un sindaco che incarna un tatticismo cinico e senza principi, e, assessori che rappresentano la riduzione della politica a narrazione fantastica, disancorati dalla realtà economica e dalla cultura di questa città, il che non è un atteggiamento meno cinico. 
 
In campagna elettorale ci ho provato a lanciare dalla TV una specie di chiamata alle armi, rivolta non ad uno schieramento contro l'altro, e nemmeno moralisticamente agli onesti contro i disonesti, perché troppe sono le zone grigie di questa città, ma realisticamente a chi ha coscienza che con quell'andazzo si sarebbe andato solo allo sfascio contro chi nello sfascio ci sguazzava e traeva giovamento. La risposta è stata come sempre deludente. Reagire al degrado, fermare la discesa verso il collasso, significava selezionare persone e programmi in base alla qualità, al merito all'efficienza.
 
Significava uscire dai clan, rinunciare alle rendite di posizione, al favore clientelare, significava assumersi la responsabilità del domani con tutto quel che rappresenta per le future generazioni: un compito troppo gravoso per il piccolo popolo terracinese, che con monotona disarmante mancanza di fantasia si ripropone in scelte sbagliate.


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