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Opinionista Politico.



14
Nov
2012

Meritocrazia (inesistente) nelle amministrazioni pubbliche.



Meritocrazia (inesistente) nelle amministrazioni pubbliche.

Dobbiamo cominciare seriamente a chiederci perché la quasi totalità degli enti pubblici è in rosso stabile. E mettiamo per il momento da parte il sentimento comune che vuole che sia tutto un arraffa arraffa: la vera causa delle carenze che affliggono le amministrazioni pubbliche di ogni genere, risiede solo ed esclusivamente nella mancanza di meritocrazia. 


Nelle aziende pubbliche dovrebbe vigere il concetto meritocratico come in quelle private. La meritocrazia, premiando capacità, dedizione e merito, stimola le persone a superarsi, a dare il meglio di se per ottenere il premio, l’avanzamento. Attraverso la meritocrazia si genera una gerarchia basata sugli autentici valori delle persone, che a loro volta faranno avanzare gli elementi migliori per i loro meriti: è in questo modo che si ottiene il meglio.


In questa nostro paese invece della meritocrazia avanzano le tessere di partito, le raccomandazioni, le militanze sindacali e tanti altri motivi che nulla hanno a che fare con l’efficienza. Da qui lo sfascio totale, perché gli altri dipendenti sapendo che il loro impegno non sarà mai premiato a causa dei soprusi e dei privilegi, delle protezioni e della lottizzazione, si guarderanno bene dal dare più dell’indispensabile.

Anche perché, paradossalmente, chi lavora può sbagliare ed essere punito, chi non fa nulla non corre questo pericolo. Questo è lo squallido panorama dei nostri Enti, dove managers e dirigenti politicamente protetti vengono messi in un determinato posto non per lavorare per la comunità, ma per difendere gli interessi di parte e di corrente dei vari boss della politica. Quando non esiste una sana gerarchia perché è corrotto e violato il principio della meritocrazia, possiamo poi meravigliarci se tutto va in disfacimento? 


Questo modo di agire oltre ad una politica mediocre è il grande malanno che rende disperata la situazione di Latina e provincia, una politica caratterizzata da compromissioni e contraddizioni tesa solo ad affermare il potere personale dei suoi protagonisti. 


Non sarà più una democrazia la nostra, se alle imminenti scadenze elettorali riconfermiamo  chi è stato solo frutto di tutti i verticismi. Se è vero che ovunque c’è un cervello esiste una possibilità di ragionamento, i concetti appena espressi non possono che trovare una condivisione.

Diciotto mesi di navigazione e siamo sempre in alto mare, con la cambusa vuota ed in balia dei venti e delle correnti. Nuovo sindaco e nuova giunta nulla è cambiato: siamo in piena crisi di idee, e quindi, in crisi di identità. E siamo anche alla noia: perseveriamo con diabolica ostinazione a chiamare chi ha già dimostrato di non aver saputo rispondere alle aspettative. 


Servono nuove proposte per sollecitare una nuova economia che parta dal ridisegno della città in senso fisico e morale, ci abbisogna un messaggio che parli di una rivoluzione riformista per dar vita ad un vero processo innovativo. Serve una nuova sfida, un nuovo impegno, una vera e netta scelta di campo. 
Immigrazione selvaggia, infiltrazione delinquenziale, mancato controllo del territorio e conseguente disordine stanno precludendoci il futuro.


Basta enunciare programmi che non vengono attuati e promesse che non vengono mantenute. I terracinesi non devono essere più spettatori inerti, è dal basso che deve partire con forza la richiesta di una ineluttabile sterzata, che sicuramente richiederà un grosso sforzo, ma se si è legati alle proprie origini, al territorio, alla gente, è uno sforzo che si deve fare. 


Viviamo tempi duri e non sappiamo cosa ci prepara il futuro, con cittadini che hanno bisogni insopprimibili e irrinunciabili in tempo reale. Sono cittadini abbandonati a se stessi, privi di ogni speranza, che magari si aspettavano una qualche risposta da questa nuova amministrazione incapace di partorire una politica di gestione utile.


Una classe dirigente che non dia adito a sospetti, questo merita Terracina, e l'avrà solo se saprà scommettere sul nuovo.

Allo stato attuale delle finanze, molteplici possono essere le molle che spingono la maggioranza a delegare all’esterno ciò che il Comune potrebbe gestire direttamente. Però, qualunque sia la ragione, è nello stesso tempo il metro con cui misurare la capacità di questa Giunta. Lo stato confusionale in cui versa ogni settore della pubblica amministrazione è l’immagine riflessa dello stato confusionale in cui versano sindaco ed assessori. 

La mancata ristrutturazione in senso produttivo della macchina comunale, che avrebbe dovuto essere il primo obiettivo di un Sindaco che si era proposto in senso riformistico, non è estranea a quanto oggi stiamo vedendo e subendo, e non migliora certamente le cose un’opposizione che pone domande retoriche di chiarezza sulla situazione finanziaria. Che non ci siano soldi dovrebbe essere chiaro, come è altrettanto chiaro che puntare sul recupero dell’evasione, (ammesso che ci si riesca) è come sperare che un’aspirina fermi una metastasi. Se manca un’esatta diagnosi del male, che in questo caso ha aspetti variegati e complessi, come si può individuare una cura giusta? 


Con il nuovo ordinamento, il Comune non è solo uno strumento per esigere tasse con le quali fornire servizi, ma anche una macchina che sapientemente guidata, può produrre un fatturato alternativo alla tassazione ben più alto della stessa. Ma ci vogliono idee e produttività, mancando le quali, si ha una gestione piatta, un semplice dare e avere aggravato da evasione, favoritismi e gestione opaca delle finanze. Siamo veramente a capolinea, e non è ipotizzabile che chi ha rotto possa aggiustare. 

vignetta: http://unmezzosangueadublino.blogspot.it  


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