14
2007
Non abbiamo bisogno di questi politici
Chi è arrivato si è rivelato peggiore di chi se ne è andato. In definitiva l’armata di Nardi è stata peggiore di quella di Recchia. Questo è il motivo, per cui molti elettori non hanno più punti di riferimento. Sono stati disillusi dal centro destra, e diffidano del centro sinistra che in otto anni non ha fornito una grande prova. La gente avverte una sensazione di disagio e di malessere nel vivere in una città così trasandata. Un malessere che colpisce tutti, lavoratori dipendenti ed imprenditori, massaie e pensionati e nemmeno i più giovani sono immuni da questo disagio.
Tanto possono generare un sindaco ed una maggioranza inadeguati, e se Terracina appare oggi ripiegata su se stessa, priva di reazioni ed incerta sul futuro, le colpe sono da addebitare alla classe dirigente. L'economia è in crisi, e posti di lavoro per i giovani non ce ne sono. Nei settori dove si dovrebbe fare formazione, siamo tragicamente assenti; siamo la terza città della Provincia per importanza, ma nella graduatoria del reddito pro capite siamo scesi agli ultimi posti.
Negli ultimi quattordici anni non abbiamo vissuto un momento di slancio, un episodio che ci facesse ben sperare per il futuro, tanto che i cittadini soffrono la delusione per le occasioni perdute, per ciò che si poteva fare e non è stato fatto. Ma il quadro istituzionale è stato creato con il voto, e se oggi c'è una politica che non piace e non convince, anzi piace tanto poco da far dire a molti, che andava meglio quando si stava peggio, la causa risiede proprio nelle scelte sbagliate. Recchia non è andato lontano, e Nardi vive in un mondo suo, un mondo dove si realizzano opere faraoniche sui cartelloni pubblicitari.
Ora che conosciamo non solo loro, ma anche chi vorrebbe prenderne il posto, sappiamo come comportarci: Terracina non ha bisogno di loro. La città è destinata al declino se non chiamiamo persone che hanno capito come esista un nesso strettissimo tra riforma del “sistema Comune”, riforme economiche e grandi realizzazioni, e che la prima, è condizione indispensabile per realizzare le seconde.
Il problema della competitività terracinese passa per i nodi della valorizzazione delle aree archeologiche, dell'innovazione dell'offerta turistica e per la ristrutturazione dei servizi, sono cose che sappiamo tutti, ma la premessa di fatto, è proprio il cattivo funzionamento del Comune, frutto di vizi burocratici, di criteri politici e sindacali obsoleti, di isolamento dal mondo della tecnologia e dell'innovazione, nonché dal mondo degli operatori economici e delle associazioni di categoria, e di arbitraria opacità nella distribuzione delle risorse.
Abbiamo bisogno di riformare tante cose, ma fra queste, la macchina comunale, i servizi, il sistema portuale turistico e commerciale, ed il riassetto del territorio, si pongono alla base della cerniera che collega il Comune alla società terracinese e all'economia: si tratta della capacità di promuovere lo sviluppo della città nel lungo periodo, e più tardiamo a prendere questa strada, più il periodo sarà lungo.
Un nuovo modo quindi, di far funzionare la macchina comunale attraverso l'attuazione di una riforma che ne arresti la disarticolazione e la sottoponga a percorsi formativi con un'efficace iniezione di cultura della valutazione, sia per l'impiego delle risorse, che per la qualità dei servizi che ne derivano. Sui versanti dell'investimento in capitale umano e in conoscenza, la situazione di Terracina è estremamente critica, anche là dove possiamo vantare posizioni relative di prossimità agli standard nazionali, come potrebbe essere nell’offerta alberghiera, ma se non ci sbrighiamo ad operare i cambiamenti necessari ci giochiamo il nostro futuro.
Argomenti complessi, che inquadrati in una visone globale, vanno affrontati servendosi di persone qualificate, attraverso uno studio ed una pianificazione elaborata in assoluta armonia con gli operatori in-teressati.
Questa maggioranza, di cose buone ne ha partorite così poche che onestamente non le ricordo. Vedo però come la critica alla sua gestione sia forte e sguaiata, ma criticare non basta, se non si avanza un progetto, e “Terracina Innanzitutto” è il nuovo progetto per la città.
Questa è la cosa importante, questo è il nostro compito oggi e nei mesi futuri, suggerire un progetto alternativo basato sulle nostre idee e sulla nostra cultura, rispondente alle aspettative della cittadinanza. Indi-co tre punti di una riflessione che rappresenta solo l'inizio del programma.
Il primo riguarda quel processo di facilitazione per il cittadino, e di liberalizzazione da alcuni inutili vincoli burocratici. Il nostro Comune è oppressivo e inefficiente, ed un sindaco oggi, ha il potere di modificare tante cose per poter agevolare il cittadino ed il contribuente. Recepire la forza di questo messaggio, significa capire che attraverso l'aumento degli spazi di libertà per il cittadino, si possono raggiungere condizioni migliori non solo per l'economia, ma anche per tutti gli aspetti attinenti alla qualità della vita. In altre parole, si tratta di attuare una politica per la società terracinese, per il mercato e la ricchezza.
Con il centrosinistra si è perso di vista questo concetto fondamentale, anzi con esso, il Comune è tornato ad essere il baluardo dello statalismo e dell'assistenzialismo, tanto che la sconfitta del 2001, è da attribuirsi senz'altro alle insufficienze sul piano economico e alla limitazione di libertà per gli imprenditori.
Non intendo però diffondere l'idea che il successo economico debba essere il valore preminente e il liberismo valga in quanto ne è il migliore strumento. Non è con questa la filosofia di un Comune amico del cittadino come noi lo vogliamo costruire. Le regole liberali servono a difendere i diritti, non ad accentuare le sperequazioni, ed il liberismo assoluto non può essere un credo politico, appartiene alla politica lo stabilire la sua estensione.
Per concludere, Terracina Innanzitutto ipotizza un Comune snello, efficiente, e nello stesso tempo forte, ma che non invada la sfera che deve essere lasciata al cittadino. Un Comune che stabilisca regole chiare e precise e le faccia rispettare, e che tracci con precisione i limiti in cui può muoversi l'autonomia dei singoli. In una città in cui il Comune è forte con i deboli e viceversa, questo è forse il primo dei problemi.
Non ci vuole molto ad accorgersi che a Terracina non esiste, niente di tutto questo, e ci vuole altrettanto poco a capire che è di questa linea che la città avrebbe bisogno. Un nuovo modo di concepire il Comune, che richiede però, capitale umano con concezioni e vedute diverse da quelle degli attuali governati. La carenza intellettiva che riscontriamo, è legata al riflusso di tutti quei cittadini, che in alcuni momenti della loro vita avevano deciso di impegnarsi in politica, intelligenze nuove che avrebbero apportato nuova linfa, ma che il potere di veto di chi temeva per la sua posizione ha allontanato. Terracina Innanzitutto spalanca loro le porte, riaccende in loro la fiamma di un nuovo impegno. Sono convinto, per chi ha volontà e voglia di rinnovamento, che vale la pena di tentare questa avventura. Sono convinto che con una squadra ben amalgamata si possa dare una spallata ad un potere logoro e stantio, uno spintone a questa classe politica che va relegata nell’angolo.
Questo è il momento di iniziare, perché un pezzo importante di elettorato va alla ricerca di qualcosa di nuovo, di un'ancora di salvataggio per il futuro; una quota consistente di cittadini che non vogliono votare a sinistra e che diffidano di questo centro destra. Non posso quantificare l'ampiezza di questo fenomeno, ma chiunque di noi può toccare con mano questa realtà. Una realtà in crescita, e le ragioni più profonde sono delusione ed insoddisfazione.
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