Amministrative 2011 a Terracina: storia d’amore, inciuci e coercizioni
Sono circa le 17 di lunedì 30 maggio, la campagna elettorale per l’elezione del 22° sindaco di Terracina può dirsi conclusa. I risultati non sono ancora definitivi ma la vittoria di Procaccini su Sciscione è ormai certa. Le prove di forza sono finite e, non si perde tempo a dare inizio alle prove di farsa.
Un manifesto funerario con l’epigrafe di Gianfranco Sciscione viene affisso in più punti della città, a dimostrazione che gli imbecilli non corrono rischio di estinzione.Questa è Terracina, questa è il posto dove individui come il sottoscritto, per forza di cose sono condannati a vivere: vorrei avere forza e coraggio per dimettermi da cittadino terracinese, ma non posso farlo, non ci riesco, ed allora, giorno dopo giorno mi mangio il fegato con tutto quello che c’è intorno.
Ho lottato per questa città, ho ragionato pacatamente, ho urlato e perfino inveito, ma non c’è nulla da fare: Terracina ed i terracinesi non hanno speranza, non hanno futuro.
La disapprovazione per l’amministrazione Nardi si palpava con mano, l’intera città, borghi compresi, in questi ultimi due anni hanno messo in atto di tutto per manifestarle contrarietà.
Hanno contestato per l’immondizia, per il mare sporco, per le strade dissestate, per i disservizi, e finalmente, quando hanno la possibilità di voltare pagina cosa fanno? Rivotano per l’immondizia, il mare sporco, le strade dissestate, i disservizi. Come spiegare tutto ciò? Meglio rivolgersi ad un analista politico o piuttosto sarà meglio affidarsi alla scienza medica?
Ma entriamo nel merito. Cosa ci dicono i freddi numeri? A prima vista è chiaro che la città è spaccata in due, ma se analizziamo i voti presi da ogni singolo consigliere emergono fatti da voltastomaco che raccontano di prepotenze, coercizioni, ricatti, minacce.
I nardiani hanno ancora avuto la meglio, e le responsabilità, se giustizia esiste, devono ricadere su quelle teste di legno a colorazione rossa orbe ed ottuse, che proprio per queste caratteristiche non vinceranno mai un’elezione.
La storia delle elezioni terracinesi sono una monotona sequenza di un unico atto, elezioni tutte uguali come il ripetitivo avvicendarsi di una stagione poco gradita, una farsa ormai degenerata in tragedia.
Errori continuamente ripetuti che abbiamo pagato in termini di mancate realizzazioni, mancati servizi, ed una scadente qualità di vita. Che nessuno più alzi il più piccolo lamento, non siamo capaci di camminare da soli, ed è bene che altri ci governino, che le decisioni per noi le prendano altrove.
1500 individui, che si ammantano di un’onestà intellettuale che non hanno, per mascherare bile e cattiveria nei confronti di chi al contrario di loro sa vedere lontano, hanno condannato ancora una volta Terracina: quando finirà questa storia? Quando ci liberemo definitamene della stupidità rossa?